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Lungo  la  valle  di  Capichera,  dominata nella parte più alta dal  complesso  nuragico di La Prisgiona  e in  quella più bassa  dalla Tomba di Giganti di Coddu vecchiu, si snoda  un  antico sentiero: 

Il sentiero dei Giganti...

 Lasciato il Nuraghe alle  spalle  ci  si  immerge subito  nella natura, dominata dal Granito, dalla  caratteristica macchia mediterranea e da specie faunistiche quali  la Ghiandaia,il Cinghiale, la Volpe, e la Tartaruga marginata.

(Percorso  da  seguire  con  i  punti  a  ritroso  se  in  partenza  dalla  tomba  di  Coddu  Vecchiu)

 

1° TAPPA. LE DUE PIETRE

2° TAPPA. LA MACCHIA MEDITERRANEA. I  DUE  AVANTPOSTI DI MONTE CANDELA E MONTE MAZZOLU

Myrtus communis12.jpgIl mirto (Myrtus communis L., 1753) è una pianta arbustiva della famiglia delle Myrtaceae, tipica della macchia mediterranea, a portamento arbustivo o di piccolo alberello, alto da 50 a 300 cm, molto serrato. La corteccia è rossiccia nei rami giovani, col tempo assume un colore grigiastro. Ha  fogglie opposte, persistenti, ovali-acute, coriacee, glabre e lucide, di colore verde-scuro I fiorisono solitari e ascellari, profumati, lungamente peduncolati, di colore bianco o roseo.La fioritura, abbondante, ha luogo nella tarda primavera e all'inizio dell'estate, da maggio a luglio. I frutti sono bacche globoso-ovoidali di colore nero-azzurrastro, rosso-scuro o più raramente biancastre, con numerosi semi reniformi. Maturano da novembre a gennaio persistendo per un lungo periodo sulla pianta.

Lentisco(Pistacia lentiscus, L.1753) è un arbustosempreverdedella famiglia delle Anacardiaceae. a pianta ha un portamento cespuglioso, raramente arboreo, in genere fino a 3-4 metri d'altezza. La chioma è generalmente densa per la fitta ramificazione, glauchescente, di forma globosa. L'intera pianta emana un forte odore resinoso. La corteccia è grigio cinerina, il legno di colore roseo.Le fogliesono alterne, paripennate, composte da 6-10 foglioline ovato-ellittiche. Il lentisco è una specie dioica, con fiorifemminili e maschili separati su piante differenti. In entrambi i sessi i fiori sono piccoli, rossastri, raccolti in infiorescenzea pannocchia di forma cilindrica, portati all'ascella delle foglie dei rametti dell'anno precedente.Il fruttoè una piccola drupasferica o ovoidale, di 4-5 mm di diametro, di colore rosso, tendente al nero nel corso della maturazione.La fioritura ha luogo in primavera, da aprile a maggio. I frutti rossi sono ben visibili in piena estate e in autunno e maturano in inverno.

 

Il Cisto (Cistus L., 1753) è un generedi piccoli arbustio fruticisempreverdi appartenente alla famiglia delle Cistus salvifolius.jpgCistaceae. I cisti hanno fiorivistosi, a simmetria raggiata, con calicepersistente a 3-5 sepali, corolla dialipetalaa 5 petalibianchi o rosei, androceocon numerosi stami poco sviluppati in lunghezza, ovariocomposto da 3-5 carpellisormontato da uno stilosemplice.Il fruttoè una capsulaa 5 valve contenente più semi. È pianta mellifera, non di grande quantità, ma di ottima qualità di miele.  Fiorisce tra  marzo e giugno.

Rhamnus alaternusè un arbustosempreverde alto fino a 5 m, della famigliadelle Rhamnaceae, noto volgarmente col nome di Alaterno, Ranno lanterno, Linterno, Purrolo o Ilatro, diffuso nella macchia sempreverde termofilae nelle garighedelle regioni a clima mediterraneodel livello del mare fino ai 700 m di altitudine.

Grande formazione rocciosa di Monti Mazzolu. Di forma emisferica allungata si innalza sulla piana circostante per circa cento metri. Nella parte antistante si addossano diverse formazioni rocciose con numerosi anfratti. La parte settentrionale e sottostante del monte è occupata da un terrazzo naturale dai bordi a strapiombo in certi monte Mazzolu tratti inaccessibile. Questo spazio ha un’estensione di circa un ettaro e in gran parte occupato da masse rocciose compatte e cave che lascianodegli spazi ricoperti da una fitta vegetazione.Quì l’uomo preistorico si è stabilito adattando diversi tafoni ed accentuando le difese offerte dal luogo. Nei bordi occidentali troviamo la parte più significativa ed evidente: una  muraglia, lunga 45 metri. Tratti meno evidenti in tutti i punti di più facile accesso mostrano la tenace opera compiuta a scopo abitativo e difensivo. Ricerche archeologiche compiute alcuni decenni fà hanno dato una datazione ai reperti ceramici tra il XVI e X secolo a.C.

L’insieme di più tafoni assume talvolta l’aspetto di vero e proprio insediamento fortificato difesi da poderose murature che sbarrano possibili passaggi, guardato da torri d’avvistamento poste al culminedella formazione granitica nella quale i ripari si aprono, o sulle alture circostanti. In questo senso va citato come esempio il villaggio di Monte Candela.monte candela

Qui i numerosi tafoni ed i circoli di “tipo B” (circoli privi di cista litica, da taluni ritenuti legati presumibilmente a riti funebri precedenti la sepoltura e da altri ambienti di vita) disseminati sull’altipiano costituiscono i monumenti dell’area funeraria o civile del gruppo umano che, fin dalle prime fasi dell’età nuragica, aveva stabilito la propria dimora nei primi sicuri ripari sotto roccia ubicati nella parte più elevata del monte.

 

3° TAPPA . PANORAMA SU ARZACHENA. 

Panorama Arzachena  dal sentiero dei giganti

 

 

 

La più antica citazione del toponimo di Arzachena, nella forma Arsaghene, risale al 1421 nella Carta d'Infeudazione concessa da Alfonso V di Spagna a Ramboldo de Corbaria. In  età storica, dopo sporadiche e documentate frequentazioni puniche assume particolare significato la presenza romana, tanto da essere citata nell'Itinerarium Antoniano ,carta stradale dell'Impero, la stazione di Turibulum Minus, dislocata fra il golfo di Arzachena e l'attuale centro abitato.

 

 

Alfonso VCome per molti dei paesi galluresi, all'origine della nascita della cittadina moderna è la presenza della settecentesca chiesa campestre di Santa Maria Maggiore (attualmente denominata Santa Maria della Neve), attorno alla quale nel 1776, per volontà di Carlo Emanuele Filiberto, di Vittorio Amedeo III di SavoiaVittorio amedeo III e del Vescovo Mons. Francesco Guiso, prende forma il centro abitato dell'attuale Arzachena, che assume ben presto dimensioni ragguardevoli per un fenomeno di inurbamento e con l'arrivo di numerosi artigiani dall'entroterra gallurese.
 
Verso la fine dell'Ottocento, il paese comincia la sua crescita di carattere economico, crescita limitata dallo stato di isolamento rispetto ai centri maggiori (Tempio Pausania, il suo capoluogo, Olbiae Palau) per mancanza di strade. Grazie alla tenace azione di un "Comitato pro-autonomia" costituitosi nel 1909 (853 abitanti), guidato dal giovane maestro elementare Michele Ruzittue animato dagli arzachenesi più facoltosi (proprietari terrieri, imprenditori agricoli, commercianti ed artigiani), il 4 febbraio 1922 segna la svolta col raggiungimento dell'autonomia comunale.
La costruzione immediatamentesuccessiva della strada Olbia-Palau ed i collegamenti stradali migliorati con Tempio pongono fine al proverbiale isolamento, consentendo l'avvio di un moderno processo di crescita.

 

 

 LE FARFALLE:

    CAVOLAIA                      MACROGLOSSO                        CLEOPATRA                       VANESSA

Kleiner Kohlweissling Pieris rapae 2.jpg    Macroglossum stellaratum 10331.jpg     vanessa

 

4° TAPPA. IL RUSCELLO

 

 

 5° TAPPA. IL PIEDE DEL GIGANTE.

 

6° TAPPA. PUNTO PANORAMICO SULLA TOMBA DI GIGANTI

 

7° TAPPA. LA TOMBA DI GIGANTI PERTINENTE AL COMPLESSO NURAGICO DI  LA PRISGIONA: 

CODDU VECCHIU  

 

                                                 Sentiero dei Giganti

                                                                 INFO/BOOKING:
                                                            
                                                             
prisgiona@hotmail.it

 


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