La terra  di  Gallura  comprende la parte nord-orientale dell'isola di  Sardegna. Si estende  dal fiume Coghinas, che la delimita a ovest, al  massiccio del Limbara, che ne delimita la parte meridionale, fino al massiccio del Monte Nieddu a sud-est, nel comune di San Teodoro. Il territorio gallurese include anche il  rinomato comune di Arzachena Costa  Smeralda,  sulla  costa orientale. I Centri principali sono : Olbia,Tempio Pausania ,Arzachena, La  maddalena, Santa Teresa Gallura, Palau, San Teodoro.   Secondo alcuni studiosi il toponimo Gallura ha origine dallo stretto delle Bocche di Bonifacio che i Galli-Franchi, quando la Corsica era un loro possedimento, chiamavano nell’alto Medioevo “Fretum Gallicum”, da cui, per assimilazione, Gallico, Gallo, e quindi Gallura. In realtà il toponimo Fretum Gallicum non è connesso con lspiaggia  di  poltu  li  coggjia Gallura, bensì allude al percorso seguito dalle navi che collegavano Marsiglia in Gallia con il porto di Roma , Ostia. Questo percorso nell’antichità dai marinai greci veniva chiamato Tàphros e dai marinai romani Fretum Gallicum o Pallicum.
Altri storici sardi mettono in rapporto questo toponimo col nome delle genti montanare dei Galillenses, attestato dal bronzo di Esterzili. Si tratta di un documento stilato nel 69 d.C. dal proconsole romano Agrippa, emissario dell’imperatore romano Otone, che registra nel testo latino una controversia sorta fra popolazioni sarde romanizzate e i Galillenses (pastori seminomadi che popolavano vaste aree montane sarde che si
spostavano in continuazione spinti dalla necessità di nuove terre dove far pascolare le
nuove mandrie), i quali sconfinavano nel territorio dei Patulcenses Campani, dediti
invece all’agricoltura.
Da questo documento si può capire che tutte le popolazioni che abitavano le zone
montuose della Sardegna, venivano chiamate dai Romani Galillenses, dalla voce ebraica
“galil”, che veniva usata dai Fenici per designare una regione montuosa e malagevole                                  (ruccatogghju in gallurese).
  Dimostrato che per i Fenici “Gàlil” era significativo di aree montane aspre e scoscese;
documentato che gli stessi avessero in Olbia una posizione fortificata e che il toponimo Olbia derivi dal fenicio “El-bi” (la felice), è ragionevole pensare che l’ osservazione della
morfologia del territorio circostante la colonia di Ulbia abbia indotto i Fenici a denominare la regione in quel modo, come la Galilea loro terra di origine, che ben
conoscevano.
Dall’ebraico Galìl deriverebbe la denominazione Galluria, e da questa, dopo il XII secolo, Gallura, e dai Galillenses, Galluresi.
Si potrebbe ipotizzare anche, con riferimento a questa stessa radice, una derivazione
dalla prima cartografia romana, e precisamente dall’abbreviazione Gal.rura di Galil.rura
= luoghi dell’altura aspri e montuosi. Sino al XII secolo, i documenti che si riferiscono
ad essa parlano di “Galil” e “Gallul” (per indicare regione ed abitanti), termini
successivamente sostituiti da Gallura e Galluresi.
Durante la dominazione aragonese il territorio della Gallura veniva chiamato “curatoria
di Guallil”; se poi si tiene conto che il nome Gallura da circa un millennio si è conservato
sino ad oggi, evidentemente esprime una realtà geostorica radicata antecedente agli stessi
Giudicati che deriva da una denominazione sardo arcaica.
Infatti alcuni storici affermano che per svelare il mistero sul toponimo Gallura, occorre
rifarsi al Condaghe di San Pietro di Silki (i Condaghi sono degli scritti che documentano
usi e tradizioni di età bizantina, di età romana o addirittura di età preistorica, in lingua
latina o meglio in sardo arcaico). Secondo questi storici, con leggère varianti, il toponimo
Gallura deve essere collegato ai toponimi: Caddori (Bultei, Pula, Tortolì), Gaddaroniai
(Oliena), Goddorè (Orgosolo) e all’appellativo “callullu”, nel senso di “masso erratico”,
sasso che rotola.
Gallura come significato di “sassosa, rocciosa”, che è appunto il concetto espresso da
Claudiano, con riferimento alla Sardegna settentrionale .

 


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